Intervista alla prima donna IRO italiana, Roberta Righetti

Intervista alla prima donna IRO italiana, Roberta RighettiCi siamo conosciute durante l’ultima mia regata di formazione che vi ho raccontato in questo articolo. Lei ha un’aria gentile, accessibile, ma non offre troppo di sé. Per questo non vedevo l’ora di intervistarla!
Ti segue da lontano in ogni cosa che fai, comportamento che assumi, termini che utilizzi. E soprattutto, ti riempie di domande trabocchetto sul Regolamento, tanto per vedere se hai davvero capito il senso di alcune norme.
Di chi sto parlando? Ma dell’ospite di Velaleggera di oggi, Roberta Righetti, che all’Albo Ufficiali di Regata risulta come International Race Officer e Ufficiale di Regata Nazionale CdR.
Quello che l’albo della Federazione non dice, è che Roberta è la prima donna italiana ad aver conquistato la qualifica di IRO, che per anni 9 è stata Caposezione della XII zona, che è stata una delle mamme del trofeo Marco Rizzotti a Venezia (una regata internazionale a squadre per optimist molto famosa) e che ha ricoperto incarichi direttivi nel suo circolo.
Ma com’è la Righetti UdR? Se volete saperne di più su di lei, leggete l’intervista.

Ciao Roberta e benvenuta su Velaleggera. Toglimi subito una curiosità: quando è nato il tuo amore per la barca a vela?
Ciao Elena, intanto grazie per l’ospitalità. L’amore per la barca a vela è nato con me. Ho cominciato ad andare in barca quando avevo solo quaranta giorni 😎 , perché il mio papà aveva un “topo” (barca tipica veneziana a fondo piatto con la vela “al terzo”), mi metteva sotto prua e… via, a navigare!
Poi il topo lo ha venduto e ha comprato una barca a vela di 7 metri. Ero già grandicella, avevo tredici anni, e all’inizio facevo il mozzo. Tenevo pulita la barca, lo aiutavo nelle manovre.
Poi, un po’ alla volta, ho cominciato a cimentarmi con la regolazione del fiocco, della randa, poi  a prendere in mano il timone, lo spi, gli ormeggi, …. finché al compimento dei 18 anni ho fatto l’esame per la patente nautica! Ma non gli bastava mica… ci sono volute un tot di crociere nella ex Jugoslavia e di weekend passati in barca insieme, prima che mi lasciasse condurre una barca da sola!
Spesso c’è una discussione tra noi UdR se sia utile o meno regatare prima di “giudicare”, ne ho anche parlato in questo articolo. A te come è andata?
Dopo la gavetta con mio padre mi sono cimentata con regate su cabinati di alcuni soci del mio circolo di allora. Sono stata un po’ con loro e a dire la verità è un po’ “colpa” loro se ho cominciato a studiare da Giudice.
Sai quelle domande tendenziose del tipo “Come fai a fare le regate se non sai le regole di regata? Vieni a fare il corso aspiranti giudici!!!“?
Eh sì, mi ricorda qualcosa :). Dunque hai partecipato al corso da Aspirante, proprio come quello che sta per partire in XV Zona e in tutta la FIV
Proprio così. Nel 1983 ho frequentato il mio corso per aspirante giudice e nel 1985 ho fatto l’esame per Ufficiale di Regata Zonale.
Diciamo che è un ruolo che conosco bene, perché l’ho ricoperto per ben 18 anni! Nel mio circolo, il Diporto Velico Veneziano,  facevo un po’ di tutto: regate, giudice, organizzazione.
Mi sento molto fortunata, perché a quell’epoca la nostra Zona FIV andava da Chioggia a Trieste quindi ho avuto la possibilità di affiancare giudici illustri come Perini, Voltolina, Rizzotti, Pellaschier, Mioni, Vencato, Sain, Franzese, Villani, Lauro, Marri, Giacomi ed altri che mi hanno insegnato molto e che porto nel cuore.
Tuttavia preferivo le regate ai Comitati. Fino a quando ho incontrato una persona per me molto importante: Mario Miino. Mi ha voluto nel suo Comitato di Regata sul Lago di Garda per il meeting di Pasqua di optimist, poi in Emilia Romagna per qualche regata.
Io che non ero mai uscita dalla mia zona!
Insomma, ha creduto in te, ti ha valorizzata, ti ha fatto conoscere altre modalità fuori dalla tua Zona. E’ stato il tuo mentore.
Sì, Mario ha creduto in me al punto da spingermi a fare l’esame da Ufficiale di Regata Nazionale. L’ho passato nel 2003, senza aver mai partecipato ad una regata nazionale o internazionale.
E’ stata una vera e propria scuola, l’esame è andato bene e ho cominciato a fare regate sempre più importanti.
Sei diventata nazionale CdR, ma suppongo che tu abbia “giocato” anche con le proteste o i match race. Cosa ne pensi?
A me piace giocare con il vento, con le bandiere e con il filetto. Non amo discutere di regole chiusa in un’aula di tribunale 😆
Ho fatto anche CdP naturalmente, ma la mia passione restano i campi di regata.
Devo dire che comunque sono esperienze importanti che aiutano a completare la nostra formazione di giudici. Luciano Giacomi e Mario Miino mi hanno spinto e insegnato molto anche nelle match e nelle team race.
Hai avuto la possibilità di incontrare giudici di peso, che sono per tutti noi dei punti di riferimento. Ritieni che questo abbia influito sul tuo percorso?
Credo proprio di sì. Siamo stimolati dalle persone che incontriamo e dal loro entusiasmo. Mi fai venire in mente il mio incontro con Fabio Barrasso, anche lui entusiasta di questo mestiere meraviglioso con il quale abbiamo deciso di tentare l’avventura dell’ IRO (International Race Officer).
E’ stato un periodo bellissimo: abbiamo studiato insieme, ci siamo telefonati per ore discutendo sulle Q&A e rimuginando sulle interpretazioni delle regole, oppure scambiandoci le esperienze ed i dubbi, insomma, è stato un momento di crescita comune.
Poi è arrivato l’esame in Belgio, nel 2010, che entrambi abbiamo passato. Insomma, alla fine avevamo fatto un buon lavoro!
Ed ecco la prima (ce ne sono altre?) donna IRO italiana. Com’è essere giudice in un ambiente ancora molto maschile?
Ammetto che essere una donna ha avuto qualche conseguenza, a volte positiva e a volte negativa. Cerco di non farmi influenzare da cosa mi accade intorno.
Mario diceva sempre che sul campo di regata il mio nome era Ugo, nel senso che lui non percepiva alcuna differenza. Io penso che quando c’è da lavorare, si lavora e basta!
Sono contraria alle quote rosa, se una donna è valida è giusto che abbia un ruolo, altrimenti no. Non possiamo nasconderci dietro i numeri ma dobbiamo far valere le nostre qualità.
Se una non ha le capacità e le danno un ruolo, vanifica tutto il lavoro fatto da una che si è impegnata ed il ruolo se l’è guadagnato!
Purtroppo il lavoro concede poche ferie, quindi il tempo per fare l’UdR non è tantissimo, visto anche che mi piace viaggiare e tendo a fare un viaggetto all’anno in giro per il mondo.

Grazie Roberta per esserti aperta con noi.

Credo che sarai di grande stimolo per tutti coloro che cominciano il percorso da UdR quest’anno e per tutti noi!
CI vediamo sui campi di regata!

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